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Auto elettrica: fino a 12 miliardi di euro risparmiati annualmente sulle importazioni di petrolio entro il 2030

Luglio 6, 2026

La diffusione della mobilità elettrica non rappresenta soltanto uno strumento per ridurre le emissioni di CO₂, ma potrebbe trasformarsi in un elemento chiave della sicurezza energetica europea. È quanto emerge dal report From Oil Dependence to Electric Security, realizzato da E-Mobility Europe ed Ember, secondo cui il raggiungimento degli obiettivi europei di elettrificazione del trasporto stradale consentirebbe all'Unione Europea di ridurre il consumo di petrolio di circa 190 milioni di barili all'anno entro il 2030. Ai prezzi medi del greggio registrati nel 2025, questo equivarrebbe a un risparmio stimato di circa 12 miliardi di euro sulle importazioni energetiche.

Lo studio (disponibile a questo link) parte da un presupposto preciso: il settore dei trasporti continua a rappresentare il principale fattore di dipendenza europea dal petrolio. Auto, veicoli commerciali leggeri e mezzi pesanti assorbono infatti circa due terzi della domanda complessiva di greggio dell'Unione. Di conseguenza, ogni tensione geopolitica nelle aree di produzione o ogni aumento delle quotazioni internazionali si riflette rapidamente sui costi sostenuti da imprese e cittadini.

Secondo gli autori del rapporto, la vulnerabilità dell'Europa è emersa con particolare evidenza durante i primi cento giorni del recente conflitto in Medio Oriente, periodo nel quale il rincaro delle importazioni di combustibili fossili avrebbe comportato una spesa aggiuntiva di circa 37 miliardi di euro, di cui 23 miliardi attribuiti esclusivamente all'aumento del prezzo del petrolio.

Per valutare l'impatto della transizione energetica, il report mette a confronto due possibili scenari al 2030. Il primo prevede il raggiungimento degli obiettivi originariamente fissati dall'Unione Europea, con un parco circolante composto da circa 35 milioni di automobili elettriche, 3 milioni di veicoli commerciali elettrici e 200 mila camion a batteria. Il secondo ipotizza invece un rallentamento della diffusione dei veicoli elettrici, con immatricolazioni sostanzialmente allineate ai livelli attuali. La differenza tra i due scenari corrisponde proprio ai 190 milioni di barili di petrolio che potrebbero essere evitati ogni anno.

Lo studio evidenzia inoltre come i benefici siano già visibili. Nel solo 2025 il parco circolante di veicoli elettrici presente nell'Unione Europea avrebbe consentito di sostituire circa 67 milioni di barili di petrolio, evitando importazioni per oltre 4 miliardi di euro. Il trend sarebbe destinato ad accelerare: il milione di veicoli elettrici immatricolati nella prima metà del 2026 avrebbe infatti già ridotto ulteriormente il fabbisogno di petrolio di circa 4 milioni di barili.

Accanto all'analisi economica, il rapporto individua alcune priorità politiche considerate fondamentali per rafforzare la resilienza energetica europea. Tra queste figurano l'accelerazione della diffusione di auto, veicoli commerciali e camion elettrici, il rafforzamento della filiera industriale europea delle batterie per ridurre la dipendenza dalle importazioni, la creazione di condizioni che rendano l'elettricità il vettore energetico più conveniente per il trasporto e lo sviluppo delle tecnologie di ricarica bidirezionale, così da utilizzare i veicoli elettrici come risorsa per la stabilizzazione della rete. Gli autori sottolineano inoltre l'importanza di investire nella cybersicurezza delle infrastrutture di ricarica e dei sistemi digitali che supporteranno la mobilità del futuro.

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