


Nel mercato della ricarica per veicoli elettrici il design sta assumendo un ruolo sempre più centrale. Se in una prima fase l'attenzione dei costruttori era concentrata soprattutto sulle prestazioni elettriche, sulla sicurezza e sulla connettività, oggi la progettazione di una wallbox o di una colonnina deve confrontarsi con un numero crescente di esigenze. Il prodotto deve essere semplice da installare e configurare, intuitivo da utilizzare, facile da manutenere e capace di integrarsi nel contesto nel quale viene collocato. L'estetica rimane importante, ma rappresenta soltanto una parte di un processo progettuale molto più ampio. Il cambiamento riflette anche la maturazione del mercato.
L'infrastruttura di ricarica è diventata un elemento sempre più presente nella quotidianità, negli spazi residenziali come in quelli pubblici, nei parcheggi aziendali, nelle strutture ricettive e nelle aree commerciali. Di conseguenza, aumenta il numero di persone che entrano in contatto con questi dispositivi e diminuisce la possibilità di considerare il charger come un semplice apparato tecnico. Una colonnina è infatti un'interfaccia fisica tra la rete elettrica, il gestore e l'utente; una wallbox è un dispositivo tecnologico che deve convivere per anni con un'abitazione, un garage o un'area aziendale. In questo scenario il design diventa soprattutto progettazione dell'esperienza. Ogni elemento fisico può contribuire a rendere la ricarica più semplice oppure introdurre una complicazione.
La posizione del connettore, l'altezza dello schermo, la leggibilità dei LED, il modo in cui viene riposto il cavo, l'accessibilità dei componenti interni e la possibilità di raggiungere facilmente le parti da manutenere sono tutti aspetti che appartengono a pieno titolo al design del prodotto. La distinzione tra forma e funzione tende quindi a diventare sempre meno significativa. Una scocca compatta, per esempio, può permettere di installare la stazione in spazi ridotti; un supporto progettato correttamente può facilitare il lavoro dell'installatore; una particolare conformazione del corpo può migliorare la resistenza agli agenti atmosferici; un sistema di gestione del cavo può trasformare radicalmente la qualità dell'interazione con l'utente.È il principio secondo cui il design non deve aggiungere complessità, ma eliminarla.
Un prodotto efficace dovrebbe essere immediatamente comprensibile anche da chi non conosce nel dettaglio la tecnologia che contiene. L'utente deve poter riconoscere lo stato della sessione, individuare il connettore corretto e completare le operazioni necessarie senza dover interpretare procedure complesse. Allo stesso modo, il tecnico deve poter installare, configurare e successivamente manutenere la stazione attraverso soluzioni costruttive che tengano conto delle reali condizioni di lavoro. Questa impostazione porta anche a considerare il ciclo di vita dell'infrastruttura. Una stazione non deve essere progettata soltanto per funzionare correttamente il giorno dell'installazione, ma per mantenere prestazioni, sicurezza e qualità percepita negli anni. Robustezza dei materiali, resistenza agli agenti atmosferici, gestione termica, accessibilità dei componenti e possibilità di aggiornamento diventano quindi parte integrante della progettazione.
Il concetto vale sia per le wallbox sia per le colonnine, anche se le priorità possono cambiare. Una soluzione domestica deve inserirsi in uno spazio privato senza risultare invasiva e deve rendere la ricarica un'operazione semplice e ripetibile. Una stazione pubblica deve invece confrontarsi con un numero molto maggiore di utenti, condizioni ambientali differenti e una maggiore frequenza di utilizzo. In entrambi i casi, però, la qualità dell'esperienza dipende dalla capacità del prodotto di anticipare le esigenze di chi lo utilizza.
Quando si parla di user experience nel settore della ricarica, l'attenzione viene normalmente rivolta all'automobilista. Prima ancora dell'utente finale, però, esiste un'altra figura per la quale il design può fare una differenza concreta: l'installatore. L'EV charger deve essere trasportato, posizionato, fissato, collegato e configurato. Successivamente dovrà essere sottoposto a operazioni di verifica, diagnosi e manutenzione. La progettazione di questi passaggi può incidere direttamente sui tempi di installazione e sui costi di gestione dell'infrastruttura. Una stazione progettata tenendo conto delle esigenze del professionista riduce le operazioni superflue e rende più prevedibili le attività sul campo. Anche in questo caso sono spesso i dettagli a fare la differenza. La possibilità di utilizzare differenti ingressi per il cavo di alimentazione consente di adattare la stazione alle diverse configurazioni di posa. Un sistema di fissaggio studiato per facilitare l'allineamento riduce la complessità del montaggio.
La possibilità di accedere ai componenti senza dover smontare porzioni significative dell'involucro rende più rapidi gli interventi successivi. La manutenzione rappresenta infatti una delle aree nelle quali il design può produrre il maggiore valore economico. In un'infrastruttura pubblica ad alta frequenza di utilizzo, ogni fermo della stazione può avere conseguenze sul servizio offerto e sui ricavi del gestore. Per questo l'accessibilità dei componenti, la modularità e la possibilità di effettuare diagnosi e sostituzioni rapidamente diventano caratteristiche progettuali strategiche. Anche l'ambiente nel quale il tecnico opera deve essere considerato. Un intervento può avvenire all'aperto, di notte o in condizioni meteorologiche poco favorevoli. Da qui deriva l'utilità di soluzioni come l'illuminazione dei vani tecnici, prese dedicate alla diagnostica o accessi frontali che consentano di raggiungere facilmente le apparecchiature. Sono caratteristiche che difficilmente incidono sulla fotografia del prodotto o sulla sua percezione al momento dell'acquisto, ma che possono diventare determinanti nel corso della vita operativa della stazione. Il design, dunque, deve essere valutato anche attraverso ciò che permette di evitare.
Un charger ben progettato è quello che riduce il numero di operazioni necessarie, elimina gli accessi poco agevoli e rende evidente al tecnico dove intervenire. Il medesimo approccio si trasferisce all'esperienza dell'utente. Uno degli esempi più evidenti è rappresentato dalla gestione dei cavi. Con la crescita della potenza di ricarica, i cavi possono diventare componenti fisicamente impegnativi da movimentare. Peso, rigidità e lunghezza possono incidere sulla facilità con cui l'utente riesce a collegare il veicolo. Il problema non è soltanto ergonomico. Un cavo lasciato a terra può essere calpestato, danneggiato o creare un ostacolo. Per questo i sistemi di cable management stanno diventando una componente sempre più rilevante della progettazione delle colonnine. Bracci di supporto, sistemi a molla e altre soluzioni consentono di sostenere il cavo, ridurre il peso percepito e mantenerlo sollevato da terra. In questo modo migliorano contemporaneamente comodità, ordine e sicurezza.
Lo stesso principio vale per le wallbox. Un cavo fisso deve poter essere riposto in modo ordinato quando non viene utilizzato, evitando che rimanga sul pavimento del garage o del parcheggio. Una soluzione con presa e cavo removibile offre invece maggiore flessibilità, ma deve comunque prevedere una modalità semplice per gestire il cavo durante il suo utilizzo quotidiano. È un dettaglio che assume particolare importanza proprio perché la ricarica è un'operazione ripetitiva. Una piccola difficoltà che si presenta una volta può essere trascurabile; la stessa difficoltà ripetuta ogni giorno per anni diventa invece un elemento concreto della user experience.
L'altra grande area nella quale il design influenza l'esperienza è l'interfaccia. La diffusione di display sempre più ampi sulle colonnine pubbliche risponde alla necessità di rendere più chiaro il processo di ricarica, ma la dimensione dello schermo è soltanto uno degli elementi da considerare. Una buona interfaccia deve stabilire una gerarchia delle informazioni. L'utente deve capire rapidamente se il connettore è disponibile, se la sessione è stata avviata, quanta energia è stata erogata e se esiste un problema. Informazioni aggiuntive possono essere disponibili, ma non devono ostacolare la lettura di quelle essenziali. In questo senso il display rappresenta una delle componenti più visibili del design di una stazione.
Un pannello ampio permette di migliorare la leggibilità, soprattutto per utenti che si trovano a una certa distanza dal charger, e può ospitare istruzioni, informazioni sul servizio o contenuti dedicati al gestore. In alcune architetture è possibile separare le informazioni relative alla ricarica dalla comunicazione commerciale o istituzionale, evitando che messaggi differenti competano per la stessa attenzione. Non sempre, però, un touchscreen è sufficiente. La combinazione tra interfaccia digitale e comandi fisici può risultare più efficace in determinate condizioni. Un pulsante può essere più facile da individuare o utilizzare rispetto a un comando touch, soprattutto quando l'utente indossa guanti o si trova in condizioni ambientali non ideali. La progettazione deve quindi partire dall'azione da compiere e non dalla tecnologia utilizzata per realizzarla.
Anche i segnali luminosi svolgono una funzione importante. LED frontali o visibili a 360 gradi permettono di comunicare immediatamente lo stato della stazione, mentre un'illuminazione dedicata dell'area di connessione può facilitare le operazioni durante le ore notturne. In una wallbox domestica, una barra luminosa può essere sufficiente per comunicare se la stazione è pronta, se la ricarica è in corso o se è presente un'anomalia. In una stazione pubblica, invece, l'illuminazione può contribuire anche alla riconoscibilità e alla sicurezza del punto di ricarica. Il principio fondamentale è che l'infrastruttura dovrebbe riuscire a comunicare senza richiedere un manuale di istruzioni. L'utente pubblico, infatti, non necessariamente conosce il modello di colonnina che si trova davanti e potrebbe non averla mai utilizzata prima. La progettazione deve quindi ridurre al minimo la necessità di apprendimento. Questo porta direttamente al tema dell'accessibilità. Una rete di ricarica destinata al pubblico deve essere utilizzabile da persone con caratteristiche fisiche differenti.
Altezza e inclinazione dello schermo, posizione dei connettori, dimensioni dei comandi e accessibilità dell'area di connessione possono determinare la possibilità di utilizzare autonomamente la stazione. L'accessibilità non dovrebbe però essere considerata una caratteristica separata dal resto del progetto. Una stazione più facilmente raggiungibile da una persona in carrozzina è generalmente anche più comoda per una persona anziana o per un utente che deve compiere le operazioni con una sola mano. Un display leggibile e un'interfaccia semplice migliorano l'esperienza di tutti, non soltanto di chi presenta esigenze specifiche. Anche i cavi possono essere interpretati secondo questa prospettiva. Ridurre il peso percepito e accompagnarne il movimento significa rendere la ricarica più accessibile a un pubblico più ampio.
La progettazione ergonomica, quindi, non è un elemento aggiuntivo, ma un modo per aumentare la fruibilità complessiva dell'infrastruttura. In questo quadro assume importanza anche la scelta dei materiali. L'involucro di una stazione pubblica deve resistere a urti, pioggia, sbalzi termici, radiazioni solari e, in determinati contesti, anche alla corrosione dovuta alla presenza di sale. La qualità percepita dal cliente non deriva soltanto dalla forma iniziale del prodotto, ma dalla sua capacità di mantenere nel tempo quella stessa qualità. Un charger che dopo pochi anni presenta superfici deteriorate, componenti danneggiati o elementi difficili da utilizzare comunica un'immagine di affidabilità diversa rispetto a una stazione progettata per conservare robustezza e funzionalità nel lungo periodo. La durabilità diventa quindi una componente del design tanto quanto la forma.
Il rapporto con l'ambiente rappresenta forse la differenza più evidente tra una soluzione domestica e una infrastruttura pubblica, ma anche in questo caso i confini stanno diventando meno netti. La diffusione della ricarica nei parcheggi aziendali, negli hotel, nei centri commerciali e nei condomini porta i charger a confrontarsi con contesti sempre più diversi. Una colonnina pubblica deve essere riconoscibile, ma non necessariamente dominante. Deve comunicare la propria funzione e allo stesso tempo integrarsi nello spazio. In un parcheggio urbano il linguaggio progettuale può essere differente rispetto a quello richiesto da un hotel o da una struttura architettonica di pregio.
Da qui la necessità di sviluppare prodotti capaci di mantenere una precisa identità senza risultare invasivi. La personalizzazione grafica può contribuire alla riconoscibilità del gestore, ma anche la scelta del linguaggio industriale diventa uno strumento per definire il rapporto con il contesto. Forme essenziali e proporzioni compatte facilitano l'integrazione in numerosi ambienti, mentre soluzioni più caratterizzate possono valorizzare installazioni nelle quali l'infrastruttura diventa parte dell'immagine complessiva della location. Il rischio, però, è che l'estetica venga separata dalla funzione. Un prodotto può essere visivamente interessante ma diventare poco efficace se costringe l'utente a compiere movimenti scomodi, se rende difficile la lettura delle informazioni o se complica l'accesso alle parti tecniche.
Per questo la ricerca formale deve essere subordinata alla qualità dell'esperienza. Lo stesso principio è particolarmente evidente nelle wallbox. In un'abitazione il charger può rimanere installato per molti anni in un punto ben visibile del garage o dell'area esterna. Un design troppo aggressivo può risultare rapidamente fuori contesto, mentre una soluzione compatta ed essenziale può integrarsi più facilmente nell'ambiente e mantenere una maggiore attualità nel tempo. La compattezza assume inoltre un valore funzionale. Ridurre l'ingombro significa facilitare l'installazione e lasciare maggiore libertà nella scelta della posizione. Per le colonnine DC questa caratteristica può diventare ancora più importante, soprattutto nei contesti urbani o commerciali dove lo spazio disponibile è limitato. La stessa ricerca di efficienza spaziale si ritrova nelle architetture con potenza centralizzata. Separare l'elettronica di conversione dal punto di erogazione permette di ridurre le dimensioni dei dispenser che rimangono nel piazzale, con vantaggi sia estetici sia funzionali. La stazione diventa meno ingombrante, più facilmente collocabile e più semplice da integrare in configurazioni complesse.
A questo si aggiunge la possibilità di progettare il prodotto in funzione dello specifico scenario di utilizzo. Un cavo più leggero può essere preferibile in un contesto nel quale il veicolo rimane collegato più a lungo; un cavo raffreddato può invece diventare necessario quando la priorità è gestire correnti elevate e ridurre i tempi di ricarica. Anche qui la tecnologia influenza direttamente l'ergonomia. La progettazione degli EV charger sta quindi diventando sempre più multidisciplinare. Elettronica, meccanica, software, architettura industriale e user experience devono convergere in un unico prodotto. Il risultato non è necessariamente una stazione più complessa, ma al contrario una stazione nella quale la complessità tecnologica viene nascosta e resa semplice da utilizzare. Questo è probabilmente il punto nel quale il design assume il suo valore più alto. L'utente non deve percepire la complessità necessaria per gestire una sessione di ricarica, così come il tecnico non dovrebbe essere costretto a confrontarsi con una progettazione interna poco accessibile.
La qualità sta nella capacità di trasferire la complessità all'interno del prodotto e restituire all'esterno un'esperienza semplice. In prospettiva, questo approccio sarà sempre più importante anche perché il charger dovrà rimanere aggiornato per un periodo di tempo significativo. Nuovi standard, funzioni software, sistemi di pagamento, piattaforme di gestione energetica e modalità di interazione potranno modificare il modo in cui la stazione viene utilizzata. La predisposizione agli aggiornamenti e la modularità diventano quindi parte della progettazione tanto quanto la scocca o l'interfaccia. Il prodotto del futuro dovrà essere evolutivo. Non sarà sufficiente progettare una stazione che oggi funziona bene: occorrerà sviluppare un'architettura capace di mantenere il proprio valore nel tempo. L'integrazione di aggiornamenti software da remoto, la predisposizione a nuovi protocolli e l'accessibilità dei componenti possono contribuire a prolungare il ciclo di vita dell'infrastruttura. Anche la diffusione di sistemi come Plug & Charge va letta in questa direzione. L'obiettivo non è aggiungere una funzione visibile, ma eliminare un passaggio dell'esperienza. L'identificazione automatica del veicolo riduce la necessità di utilizzare tessere o applicazioni e rende la ricarica più simile a un gesto naturale. La tecnologia, in questo caso, raggiunge il proprio obiettivo quando quasi scompare dalla percezione dell'utente. È un concetto che può essere esteso a tutta la progettazione. Il miglior sistema di gestione del cavo è quello che non costringe l'utente a pensare a dove appoggiarlo.
La migliore interfaccia è quella che rende immediatamente evidente cosa fare. Il migliore accesso tecnico è quello che permette al manutentore di raggiungere il componente necessario senza operazioni inutili. Il migliore design industriale è quello che consente alla stazione di integrarsi nell'ambiente senza rinunciare alla riconoscibilità. In definitiva, il design sta diventando un elemento competitivo dell'infrastruttura di ricarica perché agisce su tutta la catena del valore. Riduce i tempi di installazione e manutenzione, migliora la fruibilità, aumenta l'accessibilità, contribuisce alla sicurezza, valorizza l'identità del gestore e permette al prodotto di integrarsi nei diversi contesti di utilizzo. La competizione sul mercato continuerà naturalmente a essere determinata da potenza, efficienza, affidabilità, connettività e costo. Ma, con la progressiva standardizzazione di molte caratteristiche tecnologiche, la differenza tra una soluzione e l'altra potrà essere determinata sempre più dall'esperienza che quella tecnologia riesce a offrire.
A questo Link l'articolo completo pubblicato su E-Ricarica di ottobre