


L'Italia continua a non offrire incentivi fiscali sufficientemente efficaci per accelerare l'elettrificazione delle flotte aziendali. È quanto emerge dalla nuova edizione della Good Tax Guide di Transport & Environment (T&E), lo studio che analizza e confronta i sistemi di tassazione dell'automobile in 31 Paesi europei valutando la loro capacità di favorire la diffusione dei veicoli a zero emissioni (a questo link ulteriori dettagli).
Secondo l'analisi, in 18 Paesi dell'Unione Europea su 27 il vantaggio fiscale garantito alle aziende che scelgono un'auto elettrica non è sufficiente a compensare il maggiore costo iniziale rispetto a un modello equivalente con motore termico. T&E ha preso come riferimento una vettura di segmento C e ha calcolato il beneficio fiscale complessivo ottenibile durante i quattro anni medi di permanenza in flotta. Nel 2025 il differenziale di prezzo tra una versione elettrica e una a benzina è stato stimato in 10.650 euro, mentre in Italia il vantaggio fiscale si ferma a 6.753 euro, lasciando quindi scoperta una parte significativa del maggior investimento iniziale.
Lo studio evidenzia inoltre come le flotte aziendali rappresentino uno snodo cruciale per la transizione energetica del trasporto stradale. Pur rappresentando il 59% delle nuove immatricolazioni europee, le auto aziendali sono responsabili del 78% delle importazioni di petrolio associate alle nuove vetture, a causa delle percorrenze mediamente più elevate rispetto ai veicoli privati. Per questo motivo la Commissione europea ha avviato un percorso normativo dedicato alla decarbonizzazione delle flotte aziendali, proponendo un obiettivo medio del 45% di nuove immatricolazioni elettriche nelle grandi aziende entro il 2030.
Dall'analisi emerge anche una forte differenza tra i vari sistemi fiscali europei. Il Belgio è indicato come uno dei casi di maggiore successo: dopo la riforma fiscale introdotta nel 2021, la quota di auto elettriche nelle immatricolazioni aziendali è passata dall'8,8% al 54,2% in quattro anni. Anche la Francia ha registrato una crescita significativa grazie al rafforzamento delle agevolazioni fiscali introdotte tra il 2024 e il 2025.
Nel caso italiano, la riforma dei fringe benefit entrata in vigore nel 2025 ha ridotto al 10% la quota imponibile per le auto elettriche, al 20% per le plug-in hybrid e al 50% per le altre alimentazioni. Una misura che, secondo T&E, rappresenta un segnale positivo ma non risolve il problema strutturale della fiscalità automobilistica italiana, che continua a essere poco legata alle emissioni effettive dei veicoli.
La Good Tax Guide sottolinea infatti che i sistemi fiscali più efficaci in Europa sono quelli che collegano direttamente la tassazione a parametri ambientali come le emissioni di CO₂ e, in alcuni casi, il peso del veicolo. L'Italia resta invece tra i pochi grandi mercati europei a non applicare un'imposizione fortemente correlata alle emissioni climalteranti, limitando così la capacità del fisco di orientare le scelte di acquisto verso tecnologie più efficienti.
Per questo T&E chiede una riforma organica della fiscalità delle auto aziendali basata sul principio "chi inquina paga", con un progressivo aumento della tassazione al crescere delle emissioni di CO₂. Secondo l'associazione, una revisione di questo tipo consentirebbe di accelerare la diffusione dei veicoli elettrici nelle flotte, ridurre la dipendenza energetica dalle importazioni di petrolio e contribuire al raggiungimento degli obiettivi europei di decarbonizzazione.
