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ChargeUp Europe: le batterie abbinate alle stazioni di ricarica devono diventare un pilastro della strategia europea

Luglio 1, 2026

Le batterie di accumulo installate a supporto delle infrastrutture di ricarica rapida dovrebbero essere riconosciute dall'Unione europea come un elemento strategico per accelerare la diffusione della mobilità elettrica e rendere più resiliente il sistema elettrico. È questo il messaggio centrale del nuovo position paper pubblicato da ChargeUp Europe, l'associazione che rappresenta l'industria europea della ricarica dei veicoli elettrici.

Secondo l'associazione, la diffusione di sistemi di accumulo in abbinamento agli hub di ricarica ad alta potenza rappresenta una soluzione concreta per superare uno dei principali ostacoli allo sviluppo delle infrastrutture: la limitata disponibilità di capacità sulla rete elettrica. L'installazione di batterie "behind the meter" consente infatti di immagazzinare energia quando la domanda è ridotta e di utilizzarla durante le sessioni di ricarica ad alta potenza, limitando il prelievo dalla rete e permettendo di realizzare nuovi siti anche in aree dove sarebbero necessari lunghi interventi di potenziamento della connessione elettrica.


ChargeUp Europe sottolinea che queste soluzioni non devono essere considerate un'alternativa agli investimenti sulle reti, bensì uno strumento complementare per accelerare la realizzazione delle infrastrutture di ricarica, migliorare la gestione dei picchi di domanda e aumentare la flessibilità del sistema elettrico. L'impiego di batterie consentirebbe inoltre agli operatori di ridurre i costi di connessione, rinviare alcuni investimenti sulla rete e accedere a nuovi flussi di ricavo attraverso i mercati dei servizi di bilanciamento e della flessibilità.


Secondo il documento, il principale ostacolo non è però di natura tecnologica, bensì regolatoria. L'associazione evidenzia come i diversi Stati membri adottino procedure autorizzative, regole di connessione e requisiti tecnici molto differenti, creando incertezza per gli operatori e rallentando gli investimenti. A ciò si aggiungono procedure autorizzative spesso lunghe, regole fiscali non uniformi, difficoltà di accesso ai mercati della flessibilità e un quadro normativo ancora poco sviluppato per gli impianti di accumulo di media taglia, quelli maggiormente utilizzati nei siti di ricarica pubblica.

Per questo motivo ChargeUp Europe propone una serie di interventi a livello europeo. Tra le principali richieste figurano il riconoscimento della battery co-location come infrastruttura strategica all'interno dei programmi di finanziamento dell'UE, l'introduzione di regole armonizzate affinché l'energia rinnovabile immagazzinata nelle batterie mantenga la propria attribuzione "green", il pieno accesso dei sistemi di accumulo ai mercati dei servizi di bilanciamento e una semplificazione delle procedure di autorizzazione, sicurezza e connessione alla rete. Il documento chiede inoltre un quadro normativo specifico per le batterie comprese tra 200 kW e 1,5 MW installate dietro il punto di connessione, una fascia oggi poco considerata dalla legislazione europea pur rappresentando quella più diffusa negli hub di ricarica rapida.

Il position paper richiama anche alcuni esempi nazionali. Tra le buone pratiche viene citata l'Italia con la delibera ARERA 109/2021, che evita il doppio conteggio di alcune componenti tariffarie per l'energia destinata ai sistemi di accumulo, migliorando la sostenibilità economica delle configurazioni che combinano stazioni di ricarica e batterie. Al contrario, vengono evidenziate criticità regolatorie presenti in altri Paesi europei, tra cui Francia, Germania e Austria, dove procedure autorizzative e requisiti tecnici possono rallentare o rendere più onerosa la realizzazione di queste infrastrutture.

Nelle conclusioni, ChargeUp Europe ribadisce che riconoscere la battery co-location come componente strategica dell'infrastruttura di ricarica consentirebbe di accelerare la diffusione della mobilità elettrica, migliorare la resilienza della rete, favorire una maggiore integrazione delle fonti rinnovabili e rafforzare la sostenibilità economica degli investimenti. Senza un intervento normativo coordinato a livello europeo, avverte l'associazione, il rischio è che i vincoli regolatori rallentino proprio la transizione energetica che l'Unione intende accelerare.

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