Colonnine, flotte e incentivi: le chiavi per far decollare l’elettrico in Italia
L’Italia ha fatto passi avanti nell’infrastruttura di ricarica, ma permangono criticità legate alla distribuzione geografica dei charging point, alla ricarica condominiale e alla user experience. Opportunità tecnologiche emergenti e agevolazioni a lungo termine sono gli strumenti su cui puntare: Paolo Maccarrone, docente del politecnico di Milano e responsabile del dipartimento Energy&Strategy per la parte e-mobility, spiega come batterie di nuova generazione, Vehicle to Grid e il rinnovamento delle flotte aziendali saranno di importanza strategica per svoltare
Nel cuore del processo di trasformazione energetica che sta attraversando il nostro Paese, la mobilità elettrica si colloca come uno dei pilastri strategici della transizione. In Italia, più che altrove, la sfida non è solo tecnologica: interessa infrastrutture, servizi, regole, comportamenti e abitudini. In questo contesto assume un rilievo centrale il lavoro del Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano, un team multidisciplinare nato nel 2007 e oggi riconosciuto tra i principali centri di ricerca applicata e consulenza strategica sui temi dell’energia e della sostenibilità. L’Energy & Strategy Group opera attraverso osservatori permanenti che studiano i mercati e le filiere delle energie rinnovabili, dell’efficienza energetica, delle reti smart e – naturalmente – della mobilità elettrica. In particolare lo Smart Mobility Report – pubblicato con cadenza annuale – fornisce dati, analisi e scenari che orientano aziende, istituzioni e decisori pubblici nelle politiche di investimento e pianificazione strategica. In questo panorama, la figura del professor Paolo Maccarrone emerge come interlocutore chiave: docente e responsabile del dipartimento Energy & Strategy per la parte e-mobility, conduce l’indagine sulle dinamiche della diffusione del veicolo elettrico, dell’infrastruttura di ricarica, della tecnologia delle batterie e dell’evoluzione normativa che accompagnerà questa trasformazione nel prossimo decennio. Nell’intervista che segue, Maccarrone interviene su temi centrali: lo stato delle infrastrutture di ricarica pubblica e privata, la questione delle flotte aziendali, gli incentivi statali, il ruolo delle batterie e del vehicle-to-grid e, più in generale, sul grado di preparazione dell’Italia rispetto alla mobilità elettrica. È un’occasione per riflettere non solo sui numeri, ma anche sulle barriere invisibili che ancora frenano la diffusione delle auto elettriche, sulle risposte regolatorie da mettere in campo e sulle opportunità che attendono chi saprà coglierle. Globalmente, la visione è integrata: perché la mobilità elettrica non è un fenomeno isolato, ma una componente di un sistema energetico più efficace, flessibile e decarbonizzato, in cui vetture, reti e utenti dialogano in un ecosistema intelligente.

Paolo Maccarrone, docente del Politecnico di Milano e responsabile del dipartimento Energy & Strategy per la parte e-mobility
Parliamo di infrastruttura di ricarica pubblica in Italia. Spesso si sente dire che mancano le colonnine, ma i dati sembrano raccontare un’altra realtà. Qual è la situazione effettiva?
«Le nostre analisi mostrano che l’infrastruttura di ricarica pubblica si è sviluppata in modo significativo negli ultimi due anni. Il numero di punti di ricarica, così come il rapporto tra colonnine e auto elettriche immatricolate, è oggi tra i migliori. È chiaro che questo dato va letto tenendo conto della bassa diffusione complessiva delle auto elettriche nel nostro Paese, ma anche in valori assoluti si è registrata una crescita notevole. La criticità principale riguarda la distribuzione territoriale: la presenza di punti di ricarica è fortemente concentrata al Nord, in particolare in Lombardia, che rappresenta il polo più sviluppato. In altre aree del Paese la diffusione è ancora disomogenea. È il classico problema “dell’uovo e della gallina”: dove ci sono meno auto elettriche si installano meno colonnine, e viceversa. C’è poi il tema della fruibilità. Non basta sapere quante colonnine esistono, ma dove si trovano e in che condizioni operative sono. Spesso nelle aree urbane, specialmente per le colonnine su strada, si registrano indisponibilità temporanee dovute a guasti, problemi nei sistemi di pagamento o – banalmente – alla cattiva abitudine di parcheggiare veicoli endotermici negli stalli dedicati. Inoltre, anche quando la colonnina è libera, il tasso di rotazione resta basso: se un automobilista parcheggia la sera e ricarica in due ore, difficilmente scenderà alle undici di notte per spostare la vettura. Queste situazioni, sommate, riducono la reale disponibilità del servizio».
A questo si aggiunge il problema dell’interoperabilità, che costringe ancora gli utenti a utilizzare numerose app diverse…
«Esatto. Si tratta di un ostacolo importante non tanto di tipo tecnico, quanto di fruibilità. Oggi non esiste una piattaforma unica per la gestione dei pagamenti e ogni operatore richiede la propria applicazione o tessera. Capita quindi che un utente debba avere sei o sette app diverse a seconda di chi gestisce la colonnina. È un’esperienza frammentata, che può risultare scoraggiante, soprattutto per chi non è particolarmente avvezzo alla tecnologia. Anche questo diventa un elemento che rallenta la diffusione dell’auto elettrica».
Veniamo al tema della ricarica privata, spesso indicata come il principale fattore abilitante per l’acquisto di un’auto elettrica. Tuttavia, nei condomìni emergono ancora diverse difficoltà. Qual è la sua opinione?
«La ricarica privata ha conosciuto una crescita molto rapida negli ultimi anni, in parte grazie agli incentivi del Superbonus 110. In quella fase, molti utenti hanno installato wall box domestiche anche prima di acquistare l’auto elettrica. Fino al 2023 il rapporto tra punti di ricarica privati e veicoli circolanti era addirittura sbilanciato a favore degli ev-charger. È stato un fenomeno fisiologico, seguito da un rallentamento naturale. Oggi le principali criticità riguardano soprattutto i contesti urbani. Da un lato, molti edifici non dispongono di box auto; dall’altro, anche dove i box esistono, spesso sono piccoli o poco accessibili, costruiti decenni fa per vetture di dimensioni inferiori. Nei condomìni, poi, emergono problemi tecnici legati alla potenza disponibile e alla necessità di collegare il punto di ricarica al contatore dell’unità immobiliare, con lavori non sempre semplici né economici. A questo si aggiungono timori, talvolta infondati, da parte dei condomini riguardo a possibili rischi di cortocircuiti o incendi. Una forma di incentivo più equilibrata rispetto al passato, che aiuti a coprire i costi di installazione e gli adeguamenti impiantistici, potrebbe contribuire a superare queste resistenze».
A questo link l’articolo completo pubblicato su E-Ricarica di dicembre




