


A settembre il mercato europeo delle autovetture ha registrato 1.363.210 immatricolazioni, in aumento del 10,2% rispetto alle 1.236.648 dello stesso mese del 2025. Nei primi nove mesi dell’anno i volumi hanno raggiunto 10.555.351 unità, con una crescita del 6,3% su base annua, pur rimanendo inferiori del 12,9% rispetto allo stesso periodo del 2019.
Il dato più significativo per il settore della ricarica riguarda la diffusione delle auto elettriche pure (BEV). In Italia la loro quota di mercato a settembre è stata del 7,6%, meno di un quarto della media europea del 33,2%, calcolata escludendo il mercato italiano. Il nostro Paese si colloca così al terzultimo posto tra i 31 mercati europei considerati, davanti soltanto a Polonia e Croazia. Considerando anche le ibride plug-in (PHEV), la quota complessiva delle vetture elettriche ricaricabili (ECV) in Italia si attesta al 18,8%, il valore più basso tra i cinque principali mercati europei.
Francia, Germania e Regno Unito superano il 45% di quota ECV
Il confronto con gli altri mercati evidenzia differenze significative nella diffusione delle vetture ricaricabili. In Francia le ECV hanno raggiunto a settembre una quota del 48,1%, con le BEV al 41,7% e le PHEV al 6,4%. Nel cumulato dei primi nove mesi, le vetture ricaricabili rappresentano il 37,2% del mercato, grazie soprattutto alla crescita del 79,1% delle immatricolazioni di BEV, che raggiungono una quota del 31,4%.
In Germania, a settembre, le ECV hanno rappresentato il 45,3% delle immatricolazioni, con le auto elettriche pure al 34,5% e le ibride plug-in al 10,8%. Nei primi nove mesi dell’anno la quota complessiva è salita al 38,3%, in aumento di 9,9 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2025. Le BEV hanno raggiunto il 27,2% del mercato, con una crescita delle immatricolazioni del 58,1%.
Anche il Regno Unito ha registrato una quota ECV del 45,3% a settembre. Le BEV hanno rappresentato il 28,3% delle nuove immatricolazioni, raggiungendo il record mensile di 99.201 unità, mentre le PHEV si sono attestate al 17%. Nel periodo gennaio-settembre, le vetture ricaricabili hanno raggiunto una quota del 40,3%, con le BEV al 26,2%.
In Spagna, infine, le ECV hanno rappresentato il 34% del mercato a settembre, con una quota del 18,5% per le BEV e del 15,5% per le PHEV. Nel cumulato dei nove mesi, la quota complessiva delle vetture ricaricabili si è attestata al 23,8%.
Decisiva la riforma fiscale delle auto aziendali
Secondo UNRAE, il divario italiano richiede interventi nazionali capaci di sostenere la diffusione delle vetture a zero e basse emissioni. L’associazione richiama in particolare la riforma della fiscalità delle auto aziendali, ritenuta una leva per accelerare il rinnovo del parco circolante e favorire la disponibilità di vetture usate recenti a prezzi accessibili.
«Il negoziato europeo sul Pacchetto automotive si sta avvicinando a un punto di caduta, ma al di là di quale sarà il compromesso finale, per l’Italia il vero nodo è un altro. Al netto di qualunque “sconto”, l'obiettivo al 2035 resterà unico per tutti i 27 Stati membri e, ovunque si atterri, il nostro Paese parte da una distanza enorme rispetto agli altri mercati, che nessun ritocco percentuale potrà colmare. Il divario nella diffusione delle vetture elettriche pure è ormai una sorta di burrone, che rischia di compromettere la stessa coesione europea. Siamo il secondo mercato per volumi della UE: ci servono condizioni concrete per poter recuperare terreno e partecipare alla transizione», afferma Andrea Cardinali, Direttore Generale di UNRAE.
L’associazione indica nella proposta di riforma fiscale delle auto aziendali presentata congiuntamente dalla filiera una possibile misura per sostenere il mercato: secondo le stime citate da UNRAE, l’intervento consentirebbe di immatricolare circa 400.000 vetture a zero e basse emissioni nel triennio 2027-2029, con un impegno economico stimato in 515 milioni di euro.
«La spinta decisiva deve arrivare dalle scelte nazionali, sfruttando i margini consentiti dall'Unione europea: la prossima Legge di bilancio è il primo banco di prova. Gli spazi finanziari esistono, grazie alla clausola di salvaguardia per la sicurezza energetica. Con il prezzo del gasolio ai livelli attuali, ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati è ormai una necessità primaria per famiglie e imprese: la defiscalizzazione delle auto aziendali a zero e basse emissioni è la misura più rapida, efficace ed efficiente per invertire la tendenza, rinnovare il parco circolante e generare un bacino di usato recente e accessibile», conclude il Direttore Generale di UNRAE.
