


Nel Regno Unito la gestione dei picchi di produzione rinnovabile compie un ulteriore passo verso un modello basato sulla flessibilità della domanda. Il gestore della rete elettrica britannica, NESO (National Energy System Operator), ha avviato un’evoluzione del Demand Flexibility Scheme che introduce un principio complementare rispetto alla tradizionale riduzione dei consumi nelle ore di punta: incentivare l’aumento dei consumi nei momenti di surplus di energia rinnovabile. Il programma, già operativo, consente alle famiglie e alle imprese di ottenere energia gratuita o a costo ridotto quando il sistema registra un’eccesso di produzione, tipicamente in condizioni di elevata generazione eolica o solare. L’obiettivo è ridurre gli sprechi di energia e migliorare l’efficienza complessiva del sistema elettrico, evitando che l’elettricità in eccesso venga inutilizzata o che i produttori siano costretti a limitare la produzione.
Il meccanismo si inserisce in un contesto strutturale in cui la variabilità delle fonti rinnovabili sta diventando sempre più rilevante. In estate, in particolare, la combinazione tra maggiore produzione fotovoltaica e minori consumi complessivi genera frequentemente condizioni di surplus. Secondo NESO, questi fenomeni sono in aumento anche a causa della crescita della generazione distribuita, che riduce la dipendenza da grandi impianti centralizzati e rende più complessa la gestione del bilanciamento della rete. Il sistema britannico non è nuovo a schemi di flessibilità della domanda: già oggi i consumatori possono beneficiare di tariffe ridotte spostando i propri consumi fuori dalle ore di punta attraverso programmi incentivati. La novità dell’estensione del Demand Flexibility Scheme risiede nell’introduzione esplicita di segnali economici anche per l’aumento della domanda nei momenti di abbondanza energetica, trasformando i consumatori in attori attivi del bilanciamento di rete.
Secondo Octopus Energy il tema della flessibilità, anche in ambito e-mobility, è destinato a diventare centrale anche nella discussione europea sulla transizione energetica, in un contesto in cui l’elettrificazione dei consumi e la diffusione delle fonti intermittenti richiedono nuovi strumenti di bilanciamento oltre al tradizionale potenziamento infrastrutturale. In questo scenario, il dibattito si sposta sempre più dal solo tema della capacità di generazione a quello dell’orchestrazione dei consumi, con modelli che premiano il comportamento degli utenti in funzione delle condizioni reali del sistema elettrico.

Giorgio Tomassetti, Ceo di Octopus Energy Italia, ha commentato a questo proposito: «Fino a ieri, nei momenti in cui sole e vento producevano più di quello che serviva, quell’energia veniva sprecata - o peggio, i produttori venivano pagati per spegnersi. Oggi invece il sistema dice: se la usi tu in questo momento, ti premio. Perché vale. Perché mi evita un problema. La novità vera non è il risparmio per le famiglie. È che la rete ha riconosciuto ufficialmente che il comportamento di una famiglia ha un valore economico per il sistema. E ha iniziato a pagarlo. Questo risultato è arrivato dopo anni di lavoro sul campo. Octopus Energy nel Regno Unito è stata fondamentale: ha sviluppato la tecnologia, ha dimostrato che i clienti rispondono, che i volumi sono significativi, che il sistema funziona. Oggi la rete lo ha reso ufficiale. In Italia stiamo portando le stesse tecnologie. Con Power Up chiediamo ai clienti di consumare di più nei momenti di abbondanza. Con Energy Break di consumare meno nei picchi. E con la nostra tecnologia di gestione intelligente abbiamo già oltre 3.000 auto elettriche che si ricaricano in automatico nel momento giusto. La differenza è che in Italia chi gestisce la rete non usa ancora questo strumento, che è tra i più economici ed efficaci disponibili per bilanciare il sistema. Non lo usa perché lo Stato non glielo chiede. Questi enti non hanno piena autonomia su queste scelte, e quando ce l'hanno non sempre hanno l'incentivo a cercare soluzioni nuove se quelle vecchie funzionano comunque e le persone sono disposte a pagare nonostante il costo elevato. Questo cambia se i cittadini iniziano a chiederlo. Se vogliamo abbassare davvero il costo dell'energia in Italia, questa è una delle strade più concrete e immediate che abbiamo. Non richiede nuove infrastrutture. Richiede che il sistema decida di farlo».
