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Auto elettriche: entro il 2030 servono 24,7 miliardi per adeguare le reti europee

Settembre 14, 2026

L'integrazione delle auto elettriche nelle reti di distribuzione europee richiederà entro il 2030 investimenti per circa 24,7 miliardi di euro nello scenario che prevede il solo potenziamento fisico delle infrastrutture. È una delle principali evidenze dello studio Electricity Grids in Europe, commissionato da EIT Urban Mobility, ChargeUp Europe e ACEA e realizzato da Siemens, che ha analizzato l'impatto della crescita dei veicoli elettrici a batteria sulle reti urbane di 64 città in 30 Paesi europei, considerando l'evoluzione fino al 2030.

Secondo il modello, il numero di BEV nei Paesi analizzati crescerà mediamente di 3,8 volte entro il 2030 rispetto al 2024, con variazioni comprese tra 3,4 e 4,9 volte a seconda dei mercati. Tutte le 64 città considerate nello studio richiederanno interventi di potenziamento della rete, mentre circa un chilometro ogni dieci della rete in bassa tensione potrebbe trovarsi oltre la propria capacità durante i picchi di domanda legati alla ricarica, in assenza di interventi o di sistemi di gestione dei carichi.

Il principale punto di pressione è infatti la rete di bassa tensione, sulla quale insiste soprattutto la ricarica residenziale. Secondo lo studio, il 38,6% della domanda europea di energia per la ricarica avviene a casa, contro il 27,3% associato alla ricarica en-route, il 12,6% presso i depositi, l'11,3% presso punti pubblici e il 10,2% sul luogo di lavoro. Nel caso del solo potenziamento fisico, il 77,7% degli investimenti necessari, pari a 19,2 miliardi di euro, riguarderebbe la bassa tensione.

La distribuzione degli investimenti varia sensibilmente tra le diverse aree europee. L'Europa centrale concentra la quota maggiore, con 15,4 miliardi di euro, seguita dai Paesi nordici con 3,8 miliardi, dall'Europa orientale con 3,5 miliardi e dall'Europa meridionale con 2 miliardi. Quest'ultima area presenta quindi il fabbisogno più contenuto tra i quattro cluster individuati dallo studio, mentre l'Europa orientale è quella caratterizzata dalla crescita più rapida della flotta elettrica, con un incremento stimato di 4,7 volte tra il 2024 e il 2030.

Il quadro cambia introducendo l'EV Load Management, ovvero la gestione quasi in tempo reale della potenza destinata alla ricarica in funzione della capacità disponibile sulla rete. Lo studio stima che questa soluzione potrebbe ridurre di 10,6 miliardi di euro gli investimenti necessari, portando il fabbisogno complessivo a circa 14,1 miliardi e determinando una riduzione del 43% rispetto allo scenario basato esclusivamente sul potenziamento fisico. I risparmi stimati sono pari al 46% sulla rete ad alta tensione e al 44% sia sulla media sia sulla bassa tensione.

L'effetto sarebbe particolarmente rilevante nell'Europa orientale, dove il potenziale medio di riduzione degli investimenti attraverso load management e sistemi di monitoraggio è stimato nel 48%. Seguono l'Europa meridionale con il 43%, l'Europa centrale con il 42% e i Paesi nordici con il 39%. Il modello evidenzia inoltre che la gestione dei carichi può aumentare di circa il 20% la capacità disponibile sulla rete di bassa tensione prima del raggiungimento dei limiti operativi. Per ottenere questo risultato, tuttavia, è necessario disporre di sistemi di misurazione e controllo: senza la digitalizzazione della rete, secondo lo studio, il beneficio del load management è nullo.

La ricerca individua però due ostacoli alla possibilità di trasformare questi risparmi potenziali in risultati concreti. Il primo è di natura operativa: soltanto uno dei cinque Paesi analizzati in dettaglio – Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia e Italia – dispone di tutti e quattro gli elementi individuati come necessari per lo smart charging, ovvero dispositivi controllabili, diffusione degli smart meter, una strategia nazionale di digitalizzazione e incentivi regolatori per gli investimenti digitali. Il secondo è di natura economica: i meccanismi di regolazione dei distributori tendono a remunerare gli investimenti in asset fisici inseriti nella regulatory asset base, mentre software, sistemi di comunicazione e strumenti di gestione dei carichi non ricevono necessariamente lo stesso trattamento.

Lo studio propone quindi una roadmap che parte dall'attivazione delle funzionalità di smart charging già previste dalla normativa europea e dalla maggiore visibilità delle reti, per arrivare alla definizione di regole di mercato che consentano di valorizzare la flessibilità dei veicoli elettrici. Tra le prospettive di medio-lungo periodo viene indicata anche l'integrazione coordinata di auto elettriche, fotovoltaico, sistemi di accumulo e pompe di calore, con il V2G considerato come una delle opportunità di maggiore valore nel rapporto tra mobilità elettrica e rete.

Il messaggio della ricerca è quindi che l'elettrificazione della mobilità richiederà sì nuovi investimenti sulle reti, ma anche un diverso modo di utilizzare la capacità già disponibile. Potenziamento fisico e digitalizzazione, insieme alla gestione dinamica dei carichi di ricarica, vengono indicati come elementi complementari per accompagnare la crescita dei BEV evitando che l'aumento della domanda si traduca automaticamente in un corrispondente incremento delle infrastrutture di rete.

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