


La diffusione delle auto elettriche contribuisce a ridurre la dipendenza dalle importazioni di petrolio e l’esposizione dei Paesi alle oscillazioni dei prezzi dei combustibili fossili. È quanto emerge da un’analisi pubblicata il 14 ottobre da Ember, centro di ricerca indipendente specializzato nella transizione energetica, che stima in 20 miliardi di dollari il valore del petrolio non importato tra marzo e agosto 2026 grazie alle flotte di auto elettriche nei Paesi dipendenti dalle forniture estere.

Secondo lo studio, nel periodo considerato i veicoli elettrici hanno consentito di evitare il consumo di circa 200 milioni di barili di greggio. Le auto completamente elettriche (BEV) hanno contribuito per 16,5 miliardi di dollari, mentre la quota restante è riconducibile alle ibride plug-in (PHEV). Le stime sono state elaborate sulla base dei volumi di petrolio sostituiti dalla mobilità elettrica e dei prezzi medi mensili del Brent.
L’analisi prende in esame gli effetti della crisi delle forniture energetiche legata alla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran e alle conseguenti interruzioni dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz. Un contesto che ha riportato al centro dell’attenzione la sicurezza energetica e i rischi economici associati alla dipendenza dal petrolio importato.
Tra le economie analizzate, la Cina registra il contributo più consistente: secondo Ember, tra marzo e agosto 2026 le flotte elettriche hanno permesso di evitare importazioni di greggio per un valore stimato di 14 miliardi di dollari, pari a circa tre quarti del totale calcolato per i Paesi importatori. Gli Stati membri dell’Unione europea hanno contribuito per altri 3,1 miliardi di dollari. Germania e Francia sono i mercati europei con i valori più elevati, rispettivamente circa 760 e 560 milioni di dollari.
Considerando invece il rapporto tra petrolio sostituito dalla mobilità elettrica e consumi nazionali, emerge il caso della Danimarca: ad agosto 2026, secondo le stime del centro di ricerca, il parco circolante elettrico del Paese consentiva di evitare annualmente il consumo di 6,4 milioni di barili, equivalenti al 13% del consumo di petrolio registrato nel 2025.
L’analisi evidenzia inoltre il consolidamento della mobilità elettrica a livello internazionale. Nei primi otto mesi del 2026, le vendite globali di auto completamente elettriche sono aumentate dell’11% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, raggiungendo una quota del 18% sulle nuove immatricolazioni, contro il 16% del 2025. Nello stesso periodo, le vendite di ibride plug-in sono diminuite del 12% e quelle dei veicoli con motore a combustione interna del 6%.
Dei 56 Paesi monitorati da Ember, 49 hanno raggiunto nel 2026 una quota record di vendite di BEV. Escludendo Stati Uniti e Cina, le vendite di auto completamente elettriche sono cresciute del 45% tra gennaio e agosto rispetto allo stesso periodo del 2025. India, Cile, Australia e Nuova Zelanda hanno registrato un’accelerazione dopo marzo, in un contesto caratterizzato dall’aumento dei prezzi dei carburanti.
L’analisi segnala anche un rallentamento del mercato statunitense: nei primi otto mesi del 2026 le BEV hanno rappresentato il 6% delle vendite di veicoli leggeri negli Stati Uniti, mentre 15 Paesi, tra cui Brasile, India, Italia, Malaysia e Nuova Zelanda, hanno superato per la prima volta quest’anno la quota americana.
Per Ember, i risultati mostrano come l’elettrificazione dei trasporti possa produrre benefici che vanno oltre la riduzione delle emissioni, incidendo sulla bilancia commerciale e sulla resilienza dei sistemi energetici. L’effetto dipende tuttavia dalla diffusione effettiva dei veicoli elettrici e dalle politiche che ne sostengono l’adozione: gli investimenti realizzati prima delle crisi di approvvigionamento consentono infatti di ridurre più rapidamente l’esposizione agli shock dei mercati petroliferi.
