


Le colonnine in corrente continua da 120 kW stanno emergendo come una delle soluzioni più interessanti per la ricarica rapida delle auto elettriche. Grazie al giusto equilibrio tra prestazioni, costi infrastrutturali e gestione intelligente dell'energia, questo segmento sta conquistando retail, flotte aziendali, hospitality e parcheggi urbani. Tra power sharing, energy management e integrazione con fotovoltaico e storage, il mercato sta ridefinendo il concetto stesso di fast charging.
Il mercato della ricarica per veicoli elettrici si è sviluppato lungo due direttrici apparentemente opposte. Da un lato le infrastrutture in corrente alternata, pensate per la sosta prolungata e per applicazioni a costo contenuto; dall’altro le piattaforme ultrafast, sviluppate per ridurre al minimo i tempi di fermo lungo le grandi direttrici di traffico. In mezzo a questi due poli si è progressivamente consolidata una fascia intermedia che oggi sta assumendo un ruolo sempre più strategico: quella delle colonnine in corrente continua cosiddette Fast, con potenza da 120 kW. Non si tratta di una semplice via di mezzo tecnica. Il segmento 120 kW si sta imponendo come una delle soluzioni più coerenti con l’utilizzo reale delle infrastrutture, con le esigenze economiche degli operatori e con la progressiva maturazione del mercato europeo.
In molti contesti applicativi questa soglia di potenza consente infatti di offrire ricariche rapide, rotazione degli stalli e qualità del servizio senza imporre gli elevati costi di connessione, le complessità installative e i livelli di investimento tipici delle stazioni ad altissima potenza. Il dato più interessante è che il mercato sta cambiando metrica di valutazione. Per anni la competizione si è concentrata sul valore nominale espresso in kilowatt. Oggi, invece, la domanda professionale guarda sempre di più alla capacità di trasformare quella potenza installata in utilizzo reale, ricavi, continuità operativa e sostenibilità economica. In questa prospettiva, il segmento da 120 kW appare sempre meno come una soluzione “intermedia” e sempre più come un punto di equilibrio evoluto.
Il successo di questa fascia nasce anzitutto dall’evoluzione del parco circolante. Molti veicoli elettrici oggi presenti sul mercato sono in grado di accettare ricarica rapida in DC, ma non tutti sfruttano stabilmente le potenze di picco offerte dalle stazioni ultrafast. Le curve di ricarica reali mostrano infatti un assorbimento elevato soprattutto nelle prime fasi della sessione, seguito da una progressiva riduzione. Ciò significa che, in numerosi casi, una colonnina da 120 kW garantisce prestazioni percepite come molto rapide, senza differenze decisive rispetto a potenze superiori.
Questo aspetto è particolarmente rilevante nei siti commerciali. In un centro commerciale, in un supermercato o in un retail park, il cliente rimane spesso tra i venti e i sessanta minuti. Si tratta di una finestra temporale perfettamente compatibile con una ricarica fast da 120 kW, capace di restituire autonomia significativa durante la normale permanenza nel punto vendita. Il servizio diventa così un elemento di attrazione e fidelizzazione, senza richiedere investimenti sproporzionati.
La stessa logica vale per i parcheggi urbani ad alta rotazione. In città cresce la domanda di ricarica rapida non necessariamente legata al viaggio lungo raggio, ma a soste brevi legate al lavoro, allo shopping o agli spostamenti quotidiani. In questi casi la potenza da 120 kW consente di aumentare la produttività degli stalli e di servire un maggior numero di utenti nell’arco della giornata. Anche il mondo aziendale guarda con interesse a questa fascia. Le sedi corporate, i campus direzionali, le filiali commerciali e gli hub operativi stanno integrando punti di ricarica per dipendenti, visitatori e flotte interne. Una piattaforma da 120 kW offre flessibilità sufficiente per rispondere a esigenze diversificate, mantenendo sostenibile il progetto sia dal punto di vista tecnico sia economico. Sul fronte logistico, il segmento si adatta bene alla crescente diffusione di veicoli commerciali elettrici leggeri.
Corrieri, operatori dell’ultimo miglio, manutentori e flotte di servizio necessitano di finestre di ricarica rapide tra un turno e l’altro, ma non sempre hanno bisogno di potenze estreme. In questi scenari la soglia da 120 kW rappresenta spesso la scelta più razionale. A questi fattori si aggiunge inoltre un tema di pianificazione finanziaria. Molti operatori, dopo una prima fase di installazioni trainate dalla visibilità o dagli incentivi, stanno entrando in una stagione in cui i business case devono sposarsi con logiche industriali più rigorose. Il costo per stallo installato, il tasso di utilizzo, il costo energetico e il tempo di ritorno dell’investimento pesano sempre di più nelle decisioni. Una soluzione da 120 kW, se ben collocata e ben gestita, può risultare più redditizia di una stazione più potente ma sottoutilizzata.
Se il segmento da 120 kW si sta consolidando, il merito non è solo della potenza disponibile ma dell’intelligenza con cui questa viene utilizzata. Il mercato della ricarica è entrato in una nuova fase: non basta erogare energia, bisogna gestirla in modo dinamico. Il primo grande driver è il power sharing. Sempre più piattaforme consentono di distribuire automaticamente la potenza tra due o più veicoli collegati contemporaneamente, adattandosi alle reali richieste di ciascun mezzo. Se un’auto rallenta la propria curva di ricarica o conclude la sessione, la potenza residua viene immediatamente riallocata. Il risultato è un utilizzo più efficiente dell’infrastruttura e una migliore esperienza per tutti gli utenti. Questo approccio modifica radicalmente la produttività del punto di ricarica. Invece di avere un solo utente servito alla massima potenza teorica, l’operatore può gestire più sessioni contemporanee, aumentare il numero di ricariche giornaliere e ridurre i tempi di attesa.
Per molte location, soprattutto urbane e commerciali, la capacità di servire più veicoli vale più del picco massimo dichiarato. Un secondo trend riguarda l’architettura modulare. Le nuove stazioni sono spesso progettate con moduli di potenza scalabili, che consentono di partire con una configurazione iniziale e incrementarla nel tempo in base alla crescita della domanda. È un vantaggio importante perché evita sovradimensionamenti iniziali e permette di allineare gli investimenti allo sviluppo reale del traffico. In parallelo si stanno diffondendo modelli con unità di potenza centralizzata e dispenser distribuiti. In queste configurazioni la sezione energetica principale viene collocata in posizione tecnica, mentre i punti di ricarica risultano più compatti e facilmente integrabili nell’area parcheggio.
Questa impostazione migliora il layout del sito, riduce l’ingombro a bordo stallo e semplifica l’espansione futura. Molto rilevante è anche il tema dell’overpowering. In termini semplici, significa installare una capacità complessiva di ricarica superiore alla potenza contrattualmente disponibile, confidando sul fatto che non tutti i punti richiederanno contemporaneamente il massimo assorbimento.
Grazie ad algoritmi di controllo, il sistema distribuisce la potenza in tempo reale e massimizza il servizio senza necessariamente aumentare la connessione. Per un operatore questa leva può essere decisiva. Il costo dell’allaccio e della disponibilità di potenza rappresenta spesso una delle principali voci di spesa di un progetto. Se la stessa connessione può alimentare più punti in modo intelligente, il rendimento dell’investimento migliora sensibilmente. Naturalmente il modello va calibrato sui flussi reali: in siti dove la contemporaneità è elevatissima e costante, l’overpowering richiede analisi più attente. Un altro elemento sempre più apprezzato riguarda l’efficienza energetica interna delle apparecchiature. Convertitori evoluti, elettronica ad alto rendimento, gestione termica intelligente e raffreddamento ottimizzato consentono di ridurre dispersioni e consumi ausiliari. In un contesto di prezzi energetici variabili, ogni punto percentuale di efficienza incide sul conto economico.
La qualità costruttiva è infine un fattore altrettanto importante. Strutture robuste, protezione da polvere e acqua, resistenza agli urti, trattamenti anticorrosione e componentistica industriale sono fattori centrali per installazioni outdoor sottoposte a utilizzo intensivo. Una colonnina ferma genera mancati ricavi, costi di assistenza e danno reputazionale. Per questo l’affidabilità è diventata una metrica commerciale, non solo tecnica.
Spesso la ricarica pubblica viene percepita come un’attività complessa, legata ad app dedicate, procedure poco intuitive e standard eterogenei. Oggi il mercato si sta rapidamente evolvendo e il segmento da 120 kW beneficia di questa trasformazione. I nuovi sistemi puntano su interfacce chiare, display di grandi dimensioni, istruzioni immediate e percorsi utente semplificati. L’obiettivo è rendere la ricarica comprensibile anche a chi utilizza il servizio occasionalmente, senza barriere tecniche o digitali. La diffusione dei pagamenti contactless direttamente a bordo macchina rappresenta un passaggio cruciale. Nei siti aperti al pubblico, la possibilità di pagare con carta o wallet digitale riduce attriti e amplia la platea di utenti servibili. Per retail e hospitality, dove il cliente si aspetta immediatezza, questo elemento è ormai quasi imprescindibile.
Anche l’ergonomia sta assumendo un ruolo crescente. Cavi lunghi, sistemi di supporto, gestione facilitata del peso del connettore, illuminazione dell’area di ricarica e segnalazioni visive dello stato della sessione migliorano concretamente l’esperienza quotidiana. Sono dettagli che incidono più di quanto si pensi sulla soddisfazione del cliente. Molte piattaforme integrano inoltre schermi utilizzabili per comunicazione commerciale, branding o informazioni di servizio. Nei contesti retail questo apre ulteriori opportunità di monetizzazione indiretta, trasformando la stazione di ricarica in un touchpoint fisico ad alto valore.
Se c’è un elemento destinato a ridefinire il mercato delle colonnine fast, è l’integrazione con sistemi di energy management. Oggi una stazione da 120 kW non viene più acquistata come dispositivo isolato, ma come componente di un ecosistema energetico complesso. Le piattaforme più evolute consentono di modulare la ricarica in funzione della potenza disponibile, evitare superamenti di soglia, programmare sessioni in orari più convenienti e assegnare priorità a determinati utenti o veicoli. Questo riduce il rischio di costosi upgrade di connessione e migliora il controllo dei costi operativi. Cresce anche l’integrazione con fotovoltaico e sistemi di accumulo.
Utilizzare energia prodotta in sito o stoccata in batteria permette di abbassare il costo medio del kWh erogato e di ridurre i picchi di prelievo dalla rete. Nei prossimi anni questa combinazione sarà sempre più diffusa, soprattutto nei siti con consumi prevedibili e disponibilità di spazio. Per molte aziende il tema non è soltanto economico, ma strategico. Integrare ricarica, autoproduzione e storage significa aumentare resilienza energetica, controllare meglio la spesa e rafforzare il profilo di sostenibilità dell’organizzazione.
Osservando i trend di domanda, il potenziale di crescita appare particolarmente elevato in cinque aree. La prima è il retail organizzato, dove la ricarica diventa leva di attrazione clienti e permanenza. La seconda è il mondo corporate, con sedi che devono servire dipendenti, visitatori e flotte. La terza riguarda parcheggi urbani e mobility hub, sempre più centrali nelle città elettrificate. La quarta area è la logistica leggera, dove l’elettrificazione dei mezzi richiede infrastrutture veloci ma economicamente sostenibili. La quinta è l’hospitality, dagli hotel ai resort, dove offrire ricarica rapida migliora competitività e qualità percepita del servizio. In tutti questi contesti il 120 kW appare adeguato perché combina rapidità, flessibilità e sostenibilità dell’investimento.
È abbastanza potente da essere attrattivo per l’utente finale, ma sufficientemente razionale da risultare gestibile per chi investe. Guardando avanti, il settore premierà sempre meno chi installa più potenza sulla carta e sempre di più chi genera più valore dalla potenza disponibile. La vera domanda non sarà quanti kilowatt possiede un sito, ma quanti utenti serve, quanta energia vende, con quale uptime e con quale marginalità. Le colonnine DC da 120 kW interpretano perfettamente questa nuova fase. Offrono una risposta concreta alle esigenze del presente e, grazie a modularità, software e integrazione energetica, sono pronte anche per il futuro. Per questo il segmento sta entrando nella sua fase matura. Non rappresenta una scelta di compromesso al ribasso, ma una scelta strategica ad alto rendimento. In un mercato sempre più attento all’efficienza industriale, il taglio da 120 kW è destinato a diventare non una soluzione intermedia, ma la soluzione più intelligente.
A questo link l'articolo completo pubblicato su E-ricarica di giugno