Quando l’auto restituisce energia: ecco perché puntare sul V2G
Il Vehicle-to-grid (V2G) trasforma l’auto elettrica da semplice consumatore a risorsa attiva della rete elettrica, permettendo di immagazzinare energia quando è abbondante e restituirla nei momenti di picco. In Italia la tecnologia è ancora in fase sperimentale, mentre in Europa, Cina e Regno Unito diversi progetti operativi dimostrano già il potenziale di questa soluzione per bilanciare la rete e generare valore economico
di Federica Musto
Collegare la pripria auto alla presa ma, invece di assorbire energia, restituirla alla rete. È il principio del Vehicle-to- Grid (V2G): un sistema in cui la batteria del veicolo diventa una risorsa di rete capace di immagazzinare energia quando è abbondante e restituirla nei momenti di picco. Un’auto ferma che, di fatto, lavora per la stabilità del sistema elettrico. La differenza rispetto a una ricarica tradizionale non è nella spina, ma nel modo in cui energia e informazioni scorrono tra veicolo e infrastruttura. In un sistema V2G il flusso è bidirezionale, ma può esserlo in due modi: in corrente continua o in corrente alternata. Nel primo caso l’inversione avviene nella colonnina, che integra un inverter capace di convertire la tensione della batteria in corrente alternata sincronizzata con la rete. È la soluzione tipica dei sistemi industriali o di flotta, dove potenze e infrastruttura giustificano costi e complessità maggiori. Nel secondo caso, sempre più diffuso in ambito domestico, l’inverter è a bordo del veicolo: lo stesso dispositivo che normalmente converte la corrente alternata della rete in continua per la batteria lavora al contrario, restituendo energia verso casa o verso la rete pubblica. Ma il vero cuore del V2G non è l’hardware: è il protocollo di comunicazione.
Il dialogo tra veicolo, colonnina e rete avviene secondo lo standard ISO 15118-20, l’evoluzione del protocollo che definisce la “Plug & Charge” e che introduce la gestione bidirezionale dell’energia. Attraverso questa interfaccia digitale, auto e stazione di ricarica si scambiano parametri di potenza, stato di carica, disponibilità e limiti di erogazione. In sostanza, l’auto “negozia” con la rete: decide quanta energia ricevere o restituire, in base alle condizioni della batteria e alle richieste del gestore. Nello standard europeo, il canale di controllo passa attraverso il Combined Charging System (CCS), con comunicazione basata su PLC (Power Line Communication) integrata nel cavo stesso. Nei Paesi asiatici, la funzione bidirezionale è già operativa da anni grazie al protocollo CHAdeMO, che gestisce nativamente il flusso di potenza in entrambe le direzioni. È per questo che molti dei progetti pionieristici (da Nissan Leaf a Mitsubishi Outlander PHEV) utilizzano ancora prese CHAdeMO per le sperimentazioni V2G. In prospettiva, la standardizzazione su CCS2 con ISO 15118-20 renderà il V2G interoperabile anche in Europa: un’auto connessa potrà dialogare con qualsiasi infrastruttura conforme, senza necessità di hardware proprietario o gateway esterni. È questo il passaggio chiave per passare dai test pilota ai sistemi commerciali, in cui centinaia di veicoli potranno partecipare ai mercati di flessibilità o ai servizi di bilanciamento di rete.
A questo link l’articolo completo pubblicato su E-Ricarica di novembre




