


Sviluppare una rete di ricarica che integri più modelli di business e punti sull’esperienza utente come leva di utilizzo, progettando reti coerenti con i contesti e con le esigenze reali degli utenti. è questa la chiave con cui Uau, tramite il brand Uattzy, affronta la sfida della ricarica pubblica in Italia. Un percorso che passa attraverso know-how, uniformità dell’esperienza e nuove soluzioni tecnologiche. «preferiamo mantenere un approccio aperto», spiega il Ceo Alessandro Vigilanti, «e intercettare le diverse esigenze del mercato restando focalizzati sulla user experience»
In un mercato della ricarica ad accesso pubblico che cresce rapidamente ma resta segnato da frammentazione, complessità autorizzative e modelli di business ancora in evoluzione, la partita non si gioca più soltanto sul numero di colonnine installate. Sempre più spesso, la differenza la fanno la capacità di integrazione, la flessibilità strategica e una visione industriale capace di tenere insieme infrastruttura, servizio ed esperienza utente. È in questo contesto che si inserisce UAU, società nata dall’aggregazione di E-Shore, Enermia e GasGas, tre operatori con percorsi diversi ma complementari nel mondo dell’e-mobility. Un’operazione che ha dato vita a un player indipendente, sostenuto dal fondo IRR – Italia Renewable Resources, con l’obiettivo di presidiare l’intera filiera della ricarica elettrica attraverso più modelli di business. UAU è presente sul territorio attraverso Uattzy, il brand con cui il gruppo opera come Cpo impegnato nello sviluppo di una rete di ricarica pubblica pensata per essere distribuita, interoperabile e sempre più orientata anche alle soluzioni fast e ultra-fast. Alessandro Vigilanti, Ceo di Uattzy, racconta la logica industriale alla base dell’aggregazione, le scelte che hanno guidato la costruzione del brand e le direttrici di sviluppo della rete, tra investimenti diretti, partnership strategiche e sperimentazioni tecnologiche come l’integrazione con sistemi di accumulo. L’intervista offre anche uno sguardo sulle criticità del settore, dai tempi di allaccio alla rete ai rapporti con la pubblica amministrazione, fino al dibattito sul phase-out dell’endotermico e al ruolo sempre più centrale delle flotte. La strategia del Cpo punta a crescere non solo in dimensione, ma soprattutto in capacità di adattarsi a un mercato italiano ancora in fase di assestamento, dove indipendenza e versatilità possono diventare leve decisive.
Come è nata UAU e qual è stato il valore strategico di riunire sotto un unico cappello tre player già esperti nel mondo della e-mobility?
«UAU nasce dall’integrazione di tre realtà: E-Shore, Enermia e GasGas, tutte attive nel settore della mobilità elettrica, seppure con specializzazioni differenti. E-Shore era mag- giormente orientata alla ricarica pubblica in ambito privato o semi-privato; Enermia operava soprattutto nella ricarica pubblica, sia come investitore diretto sia come gestore di punti di ricarica per conto terzi; GasGas, società di cui ero amministratore delegato, era invece focalizzata prevalentemente sull’installazione e sull’investimento in infrastrutture di ricarica su suolo pubblico, affiancando anche attività di EPC e di gestione operativa. Si trattava quindi di tre aziende che coprivano modelli di business in parte sovrapposti ma con pesi diversi. L’aggregazione ci ha permesso, da un lato, di unire competenze complementari e, dall’altro, di creare fin da subito un operatore con una massa critica, in termini di referenze e requisiti, sufficiente a intercettare opportunità di merca- to che singolarmente sarebbero state più difficili da cogliere. Dal punto di vista finanziario e strategico, questa operazione è stata resa possibile anche dall’ingresso del fondo di investimento alternativo denominato IRR (Italian Renewable Resources) gestito da L&B Capital SGR, che è entrato nel momento in cui E-Shore ed Enermia si sono aggregate a GasGas, con l’acquisizione di quest’ultima. Il fondo, costituito a metà del 2024, ha come obiettivo quello di sostenere la transizione energetica investendo in aziende attive in questo ambito, e la nostra è stata la prima operazione di aggregazione e investimento realizzata».

Il passo successivo è stata la nascita del nuovo brand Uattzy nel marzo dello scorso anno... «L’obiettivo di Uattzy è quello di posizionarsi tra i principali player italiani nella vendita di servizi di ricarica, adottando più modelli di business. Da un lato stiamo portando avanti un piano di investimenti diretti per l’installazione di un numero significativo di punti di ricarica di proprietà; dall’altro vogliamo intercettare opportunità diverse, come l’elettrificazione delle aziende, sia per i dipendenti sia per le flotte. Su questo fronte stiamo lavorando a soluzioni dedicate, che presenteremo più avanti, con un approccio meno focalizzato sulla semplice installazione e più orientato al servizio, pensato per accompagnare le aziende medio-grandi nel percorso di elettrificazione delle flotte, in particolare dal punto di vista infrastrutturale. Un ulteriore modello di business in cui siamo impegnati è quello legato al ruolo di Emsp. Abbiamo lanciato la nuova app Uattzy, che oggi consente di accedere ai nostri punti di ricarica e che, nel corso dell’anno, verrà progressivamente aperta anche all’integrazione di reti di altri operatori. Attualmente tutta la nostra rete, in qualità di Cpo, è interoperabile verso gli Emsp; stiamo ora lavorando per completare il percorso inverso, integrando come Emsp anche i punti di ricarica di altri Cpo. Dal lato roaming, abbiamo già attivi circa cinquanta accordi e siamo in fase avanzata di negoziazione anche con i due principali operatori italiani».
Dopo la fusione come vi siete strutturati? Come avete integrato le diverse realtà?
«A valle della fusione abbiamo avviato un’integrazione completa, sia sul piano organizzativo sia su quello infrastrutturale. In questa fase stia- mo completando il rebranding di tutti i punti di ricarica, che in precedenza riportavano brand, livree e modalità di gestione differenti, legate appunto a E-Shore, Enermia e GasGas. L’obietti- vo è portare l’intera rete sotto il cappello di UAU, con il brand Uattzy come riferimento per le sta- zioni. Questo lavoro non è stato concepito come un semplice cambio di livrea, ma come una vera riprogettazione dell’esperienza utente. Ci siamo resi conto che ogni azienda aveva sviluppato, nel tempo, una propria interpretazione dell’esperienza di ricarica: non solo dal punto di vista visivo, ma anche per quanto riguarda il modo in cui la colonnina comunica con l’utente, sia al primo utilizzo sia per chi ricarica abitualmente. A questo si aggiungeva la presenza di una molteplicità di dispositivi con interfacce diverse. Da qui la scelta di fermarci, mettere sul tavolo il meglio di ciascuna esperienza e ripartire da un “foglio bianco” per costruire un’esperienza il più possibile uniforme su tutto il parco installato. È chiaro che esistono limiti tecnologici, perché non tutti i dispositivi hanno le stesse dotazioni, ma l’obiettivo è stato quello di definire una linea comune, con grande attenzione all’utente finale. Riteniamo che questa attenzione all’esperienza possa diventare una leva concreta per migliora- re uno dei temi chiave del settore, ovvero il tasso di utilizzo delle infrastrutture. In parallelo abbiamo potenziato anche il servizio di call center, che ha dovuto adattarsi a una rete eterogenea e complessa, ma su cui abbiamo investito tempo e risorse perché crediamo che anche da qui possano arrivare benefici tangibili in termini di utilizzo e redditività».
A questo link l'articolo completo pubblicato su E-Ricarica di marzo